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sabato 19 dicembre 2009




«Oggi è la festa della nascita del Figlio di Dio e questa non è una notizia vecchia, non è una notizia conseguita alla storia; è la sostanza della storia della salvezza, è la sostanza della nostra speranza»

(C.Fabro)



«Oggi è la festa della nascita del Figlio di Dio e questa non è una notizia vecchia, non è una notizia conseguita alla storia; è la sostanza della storia della salvezza, è la sostanza della nostra speranza»

(C. Fabro)

AUGURI DI PACE E FORZA

Mariano

sabato 5 dicembre 2009

FUOCO E PERSEVERANZA! (I di Avvento)

Gesù è a Gerusalemme con i suoi discepoli, a poche ore dalla sua passione, morte e resurrezione e annuncia la distruzione di Gerusalemme, che avverrà per opera dei Romani, i quali soffocheranno nel sangue, nel 70 d.C., la sommossa giudaica iniziata nel 66.
La repressione fu tale da devastare la città e radere al suolo il tempio (tanto che oggi ne rimane in piedi il solo muro occidentale, conosciuto come “muro del pianto”, in ricordo di quella tragedia).

Questo evento dà modo a Gesù di parlare di un’altra fine – la futura fine del cosmo: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle…» – e della sua venuta, cioè la venuta del Figlio dell’uomo, risorto e glorioso.

Da queste parole scaturisce l’invito di Gesù alla veglia:
State pronti! Estote parati!

Per noi Scout è un comando, una parola d’ordine!
Ma che cosa significa essere pronti? Che cosa indica? Ma, poi, pronti a cosa?

Stare pronti significa attenzione, capacità di valutazione, vigilanza! Tenere gli occhi aperti, orecchie protese…. E l’attenzione che ci viene raccomandata, nel tempo serotino della vita, è spesso legata all’ascolto. E, di fatto, di notte è il silenzio il metro, la spia, del pericolo: gli occhi non colgono molto nell’oscurità, ma le orecchie - nella notte della vita - sono più utili, perché ci dicono l’interruzione di un silenzio, di una normalità spezzata, inedita…

L’attenzione che Gesù ci raccomanda è ascolto…, è antidoto alla noia, al disimpegno, alla caduta nella trappola del se-onnipotente!

La vita è anche attesa! Ma attendere non è azione passiva, stasi, fermo immagine della vita! E’ dedizione, è attesa vigile e speranzosa, è l’innamorato che attende l’amata, perché a lei appartiene!

Attendiamo al lavoro, all’impegno, allo studio, alle relazioni, alla nostra personale crescita…, e così attendiamo il Cristo, chi vien a noi nel tempo e nell’eternità, nel giorno che viviamo e nel mistero del futuro donato dentro.

Ma mentre attendiamo, e dal futuro siamo chiamati a scorgere il fine, sappiamo di dover dare un’anima al presente e non scordare, abbandonare, chi non ce la fa.

Così ci ritroveremo attenti ed operosi con Cristo…, se ci assumiamo la responsabilità della gente e non scordiamo la giustizia, la dignità, la felicità… nostra e degli altri: attende alla vita chi si impegna per la vita e non scorda mai il primo Avvento.

Gesù ci invita a vivere liberi ora, oggi, qui! Ci invita a rinunciare a quelle realtà e persone che ci imprigionano e ci allontanano dalla luce, dalla libertà. Gesù, con la sua parola, compone le prime coordinate della teologia della progressiva liberazione dell’uomo dai poteri ingiusti. Saremo noi con lui? Con chi ci schiereremo?

Ecco che veglia, attende, (con) Cristo chi nell’oggi quotidiano, vissuto con solennità, si interessa alla seconda sua venuta, la desidera, la prepara…, nella responsabilità che ognuno di noi ha verso sé stesso, il mondo, gli altri, il creato, la bellezza.

Gesù ci dà le coordinate della libertà vera:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso».

Ossia: viviamo sobri, nella consapevolezza che tutto passa, Dio resta e noi con lui, per sempre!
Ecco la verità. Tutto il resto è inganno!
La mente e il cuore non siano ottenebrati da sregolatezze, vizi, mode passeggere, scelte effimere, e che nessuno si affanni dietro le cose del mondo; perché Dio ci ha creati liberi e vero culto spirituale del credente è restare nella sua luce, nella memoria grata dei suoi doni, nell’accoglienza del tempo della Grazia che ci viene dato, perché anche noi possiamo avere e conservare le “forme di Dio” la bellezza, l’amore e della libertà.

venerdì 27 novembre 2009

Come una premessa per una promessa politica

Fare politica è un modo normale di essere uomo! L'uomo è naturalmente portato a determinare il presente, porsi delle prospettive, lavorare anche in vista di un futuro, di una metà, di un fine.
Ecco che agli amici che si accingono ad entrare in modo più serrato nel campo della politica militante, mi permetto di consigliare loro di farsi
artigiani della politica, artigiani di futuro!

Bisogna però partire da alcuni segnali, che indicano lo stato attuale della nostra società, che pare aver smesso di sognare-in-sieme; o per lo meno non sognare più… cose serie, cose grandi! Drogati come siamo di gossip, di maldicenze, di scoop a tutti i costi, di ardite e fantasiose ricostruzioni…, noi non dobbiamo sperare nel cambiamento, ma volere il cambiamento! Attuarlo: metterlo in cantiere e diventare artigiani della Politica!
Dobbiamo recuperare il giusto metro delle cose e tornale a parlare dl “Buon senso” nella società e in politica! Parole come impegno, studio, lealtà, eticità, pudore, dignità, capacità di ammettere un errore, fedeltà alla parola data, sono questi i caratteri che devono distinguere la nostra politica con le urla, gli imbrogli, i cinismi di altri…

Per questo che i momenti ideativi, i progetti, da soli non bastano: non deve solo funzionare la Cosa Pubblica, deve avere sempre un cuore, un volto umano! Non possono mancare le idee e gli ideali, prima del governo!
Il fare politica è un atto meramente dell’uomo…, noi cristiani cattolici dobbiamo dare alla politica un cuore, una intelligenze credente, e – permettetemelo – impegno.
Il nostro Paese pare aver rotto quella circolarità per la quale la società (scuola, università, Partiti, Chiesa, ecc.) dava uomini e donne alla Politica (e allo Stato) e la Politica dava alla società persone tesa (e forse capaci) a governare i fenomeni… .
Pare che il sistema sociale nostrano non sappia generare, con quell’abbondanza di una volta, persone e idee capaci di generare a loro volta un futuro voluto, desiderato, ma – il nostro sistema –pare subire un eterno presente fatto di uomini e circostanze occasionali…! (non uomini della provvidenza, ma uomini capaci di provvedere…)
E’ venuta a mancare la progettualità del fine e pare esserci solo l’urgenza di amministrare il potere, che in sé è neutro, ma diventa oscuro quando si ignorano o si celano le idee che stanno alla base, e dove si vuol portare la gente, magari abbuffata di parole vuote e di mutui da pagare!

PROSSIMITÀ
Fare politica oggi, nella luce di un Messaggio che è luce, è fare conoscenza delle persone! Uscire dai manifesti elettorali e incontrare la gente; non per fare i venditori del consenso partitico (di porta in porta): i Testimoni di Geova della politica; quanto piuttosto percorrere la città, le vie, le zone…, ed incontrare, vedere, odorare la realtà, fatta di aria che puzza, di auto ovunque, di gente costretta a fare file e procurarsi il foglietto di carta… .

Se non sentiamo, e diciamo, il dolore di una realtà che non ci piace: volere qualcosa di diverso! le cose non cambiano, e noi tradiamo il futuro, quale dono di Dio!
Parafrasando Simone Weil “Il futuro deve entrare in un uomo dato alla politica molto prima che accada”, pena l’insignificanza storica del “essere-in-politica”del credente. Non possiamo inseguire sempre e solo il presente, dobbiamo “pilotare” i giorni, amministrare la crescita, lo sviluppo, il futuro. Chiederci “dove vogliamo andare”, è importante; ma anche “come vogliamo arrivarci”! Con la democrazia come metodo e non fine, con il lavoro serio, lo studio, il confronto, perché ci sia pane per tutti, lavoro, dignità, responsabilità-diffusa, attenzione costante ai luoghi dell’uomo (corpo, ambiente, spirito)…, si realizzi cioè il fine della Politica, il bene pubblico, cioè la pace…, pace tra le generazioni, tra le classi, tra le culture, tra le differenze… In altre parole umanizzare il mondo e le strutture dell’uomo! E qui non deve mancare una chiara presa di distanza dai fondamentalismi religiosi e laici. Il cristianesimo è una proposta, una chiamata, mai un'imposizione!

“La specificità cristiana – in politica – sta all’inizio della sua scelta di servizio (le premesse) e alla dichiarata finalità (il fine), i valori di fondo (l’uomo) e la prospettiva (la libertà), ma i contenuti di carattere politico, giuridico, sociale, trovano espressione e configurazione in categorie di tipo laico e profano, come quelle che si riferiscono alla struttura pluralistica, personalistica e comunitaria della società”
Se volgiamo avere l’umile e vera pretesa di rinnovato impegno (prima ancora che nuovo) quale credenti, occorre compiere tre gesti:
• Porre segni di discontinuità.
• Osare immaginarci diversi.
• Coltivare una cultura della prospettiva.

Certamente nel nostro passato ci sono le fondamenta, le radici, di cui tener conto, ma queste vanno esaltate – oggi - quando su di esse c’è l’ardire del futuro, il sogno bello di realtà inedite…, non il rimpianto di passati gloriosi…Dobbiamo, allora, pensare al futuro: l’uomo proteso in avanti ha un anticipo, un vantaggio sul caos. La politica stessa (che è l’arte di amministrare il presente, ma anche l’arte di condurre il futuro!) si deve concentrare sul futuro che ci chiama, sul bene possibile di domani, perché dobbiamo avere consapevolezza che il tempo (vitale) non parta dal passato verso il presente, ma dal futuro verso il presente, verso noi!
In ciò non siamo soli, un Persona ci attrae al futuro: è Gesù! Egli è il Centro della Storia, Signore e pur servo della speranza degli uomini! Con Lui osiamo il futuro…; ma da artigiani, operosi nella speranza, consapevoli delle nostre fragilità, sognando e volendo quel futuro bello che veda l’uomo la capitale dell’agire della Politica!

Alcuni pensano che il nostro Pese sia arrivato alla frutta, non è così; ma a patto che nessuno tra di noi s'illuda che ci debba essere un uomo della Provvidenza, una “profezia di Celestino” per la vita di questo Paese!!
Ed ancora, a patto che ci sia impegno…, impegno vero, leale: avere in mente e nel cuore il sogno possibile di uomini e donne che oltre all’interesse proprio abbiano a cuore il bene comune, la crescita di quanti più possibile e – perché no?!- di tutti!

Dare una mano! Leale, preparata, prudente e – se Dio vuole – una mano amica, dove la politica si fa vicina alla gente, amica della gente. Una politica non semplicismo del mondo e della società, ma del buon senso…, che aiuti, che dia una mano e non complichi tutto!!
Sogno una politica che spazi, ragioni… in modo globale, circa la vita della nostra società, ma che sappia poi agire nel locale…, in modo efficace, rapido e risolutivo.

Proviamo una politica che nasca da quel nuovo umanesimo che Giovanni Paolo II auspicava per tutta l’Europa! Una politica così chiara, lealmente schierata, da chiamare, contagiare, tanti, e tanti giovani, a dare una mano nella società, nel volontariato e nella politica stessa…, che necessità sempre di appelli all’oggi! E’ tale chiamata alla realtà spesso viene sono dai giovani, dalle famiglie, da chi fa impresa, da chi esce di casa - per lavoro - la mattina e vi rientra tardi, ché non ha lo Stato come datore di lavoro, ma la società civile… .

Parole? Sempre parole!
No!
Speranza che qualcuno colga la voce di tanti che alla politica chiedono fatti concreti per la dignità degli operai, per poter lavorare senza una “normocrazia” criminogena, per le famiglie, per la scuola,….

Ma anche per quei cittadini italiani, quelle persone (cittadini di questo Stato o no, ma uomini!) che sono nelle carceri. Alla pena afflittiva che pur devono assoggettarsi non aggiungiamo un abbrutimento che lo Stato accresce con ambienti disumani e inumani.
Quando la Politica s’interessa degli ultimi…, comincia ad essere segno del nuovo, che lo spirito cristiano porta con sé: non battaglie per i segni, ma lotta per segnare la nostra società di cenni di luce!

Chi fa del proprio impegno, e del proprio lavoro, base di una speranza, vedrà la sostanza della speranza!

lunedì 23 novembre 2009

UN RE, UN REGNO, UNA REGALITA’

Strano il nostro mondo: teme il crocifisso ed esalta i crocifissori!

In realtà Dio, il Dio di Gesù Cristo, è un pericolo!
E’ un Dio inquietante, non lascia dormire sonni tranquilli; è un Dio sobillatore della Storia, sovversivo… dall’alto della sua Croce giudica il mondo, immerso nelle tenebre della solitudine e della lontananza.
Ma il suo giudizio è favorevole all’uomo, anche quando noi seguiamo i nostri idoli, e scordiamo l’appuntamento con lui!
Questo perché il Re ha un regno anomalo, diverso… un non-regno!

Il Dio di Gesù Cristo non guarda al potente, Egli gioca con la luce dell’arcobaleno e non con la complicata tecnologia dei ricchi.
Dio guarda con amore di predilezione l'umiltà di suoi, disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili; rimanda i ricchi a mani vuote.

E’ un Dio malfattore (Gv 18,30), non fa il bene che le nostre idolatrie si attendono, ma osa essere sovrano su di noi! E Gesù è un criminale talmente pericoloso per il sistema che è odiato; il suo Paese, i suoi, lo ritengono più pericoloso dei pur detestati e temibili dominatori romani, che vengono adoperati per farsi strumento della loro vendetta.
Tutti sono contro Gesù: sia coloro che detengono il potere religioso, sia coloro che sono sottomessi a questo potere; gli uni perché vedono in Gesù la minaccia al proprio prestigio, gli altri perché vedono in pericolo la sicurezza che il sistema religioso offre.
Si realizza quanto annunciato nel prologo: “Venne tra i suoi ma i suoi non lo accolsero” (Gv 1,11).

Dal Vangelo vediamo che Gesù non risponde alla domanda finale di Pilato (“Che cosa hai fatto?”), ma solo alla prima, a quella che riguardava la sua regalità.

La regalità è Dio!
Il Regno è seminato nel cuore dell’uomo!
E Gesù è Re di chi lo sposa!

Gesù, il Dio al servizio degli uomini, è venuto ad inaugurare un regno dove il re non esercita dominio, non prende, ma dà: dona se stesso! Non c’è violenza, ma la forza dell’amore, della relazione, dell’appartenenza!
Nel regno di Gesù non ci sono servi!! Dio è il servo! Gesù è servo! E chiunque lo voglia seguire, nell’abbraccio della propria croce quotidiana!

Gesù parla di un regno (e della sua regalità) come realtà non è di questo mondo, ma questo non significa che non sia in questo mondo. Non contrappone il Cielo alla Terra, ma due mondi differenti. Mentre il mondo di Gesù è quello dell’amore che comunica vita, nulla chiedendo per sé, il mondo di Pilato, il nostro, è quello della forza della violenza, dell’onore riservato ai carnefici, ai potenti che costruiscono le guerre, che determinano la fame nel mondo, gli omicidi di Stato, le stragi, il terrorismo, l’odio tra popoli, religioni, sistemi culturali, politici ed economici. Sono i maestri della contrapposizione e delle bugie! Sono gli assassini della vita, collaboratori del Diavolo!
Nessuna conciliazione è possibile tra questi due mondi. Il mondo del potere è il regno delle tenebre e della menzogna, quello di Gesù è quello della luce e della verità. L’uno comunica morte, l’altro vita.

Gesù non afferma che chi ascolta la sua voce si situa nella verità, ma che appartenere alla verità precede il fatto stesso di ascoltare la sua voce, e ne è la condizione. Quanti si comportano come “ladri e banditi” venuti per “rubare, uccidere e distruggere” (Gv 10,8.10) e, anche se ascoltano, non intendono quel che Gesù dice loro: “Ma essi non capirono che cosa significasse ciò che diceva loro” (Gv 10,6).

Non si tratta di avere la verità in tasca, perché la verità non è una dottrina che si possiede, ma è l’atteggiamento che caratterizza la vita del credente. Per questo Gesù parla di essere nella verità e di fare la verità.
Essere nella verità, fare la verità, significa orientare la propria esistenza a favore del bene dell’uomo, ponendo il bene dell’altro come principio assoluto della propria esistenza. Quanti lo fanno sono in grado di ascoltare e capire la voce del Signore.
Per ascoltare e dare adesione a Gesù si richiede pertanto una predisposizione ad amare la vita e l’uomo, affinché veramente “la vita sia la luce dell’uomo” (Gv 1,4).
Per questo molti, oggi, anche se ammantati di belle parole e “pittati” (di fresco) di cristianesimo non sono nella verità, né la praticano, sono refrattari alla voce di Dio, del Dio di Gesù Cristo.

martedì 17 novembre 2009

LETTERA A DIOGNETO

(La Lettera a Diogneto è un breve scritto in greco, che un ignoto cristiano della prima metà del II° secolo rivolge a un amico per spiegare e difendere la nuova fede cristiana. È uno dei più suggestivi documenti dell'antica letteratura cristiana che appartiene ai cosiddetti "Padri apostolici").


(…) I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini, né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere
di vita. La loro dottrina non fu inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.

La dottrina di un Dio è la loro filosofia.

Dimorano in città sia civili che barbare, come capita. E, pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e per ammissione di tutti incredibile.
Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri.
Partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio.
Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera.
Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini.
Amano fare comunione fra loro e sono fedeli al matrimonio.
Vivono nel corpo, ma non secondo il corpo.
Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo.
Obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati.
Sono sconosciuti eppure condannati.
Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita.
Sono poveri, ma arricchiscono molti.
Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza.
Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria.
Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati con disprezzo e ricambiano con l'onore.

Pur facendo il bene sono puniti come malfattori e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. Gli eretici fanno loro guerra come a gente straniera e i pagani li perseguitano, ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.

In una parola, i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo; anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo; anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. Il corpo, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima perché gli impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani, pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria da loro, solo perché si oppongono al male.

(dalla "Lettera a Diogneto" 5-6).

lunedì 16 novembre 2009

CHIAMATI DAL FUTURO

«Il futuro entra in noi molto prima che accada» (Simone Weil).
Molte volte accade che ci fermiamo sul passato, e da lì attendiamo tracce, movenze, stimoli, per andare avanti; ma questo comporta – spesso – l’idea delirante di dover ripetere quello che già si è fatto…, riscaldare il brodino, respirare l’aria già usata, prendere idee dal baule e riciclare… sempre! Certamente nel nostro passato ci sono le fondamenta, le radici, ma queste vanno esaltate quando su di esse c’è l’ardire del futuro, il sogno bello di realtà inedite…
Noi cristiani crediamo “che sia il futuro a chiamare e ad anticipare la realtà; e la consapevolezza che il tempo (vitale) non parta dal passato verso il presente, ma dal futuro verso il presente, in qualche modo attraendolo, ci spinge a dare valore all’oggi! C’è come una forza…, un Persona che ci attrae a sé: è Gesù! Egli è il Centro della Storia, Signore e pur servo della speranza degli uomini!
La vita degli uomini è esplorazione del possibile. Vivere è un decreto di libertà. Un decreto di futuro.
Dio ci apre al futuro imprevisto, il male, il Diavolo, chiude gli spazi del possibile in un passato già stabilito, in un presente senza il senso, senza orizzonte, senza la mèta!
Gesù ci dice che Egli radunerà dai quattro angoli della terra coloro che sono suoi…, questo perché più “originario” del peccato è il bene! Nella creazione il bene è “più antico” (presbýteron diceva Origene), più anziano, più profondo del male. Il bene è venuto prima. Più originale ancora del peccato originale», l’uomo sorge nel giardino dell’Eden senza peccato… , avendo accanto a sé il Futuro, Dio!
Per questo conviene all’uomo vivere il presente conoscendo il fine della vita…, questa conoscenza del futuro, questa proiezione nel futuro, dà forza al nostro presente, spesso oscuro e disarmante! Perché «l’uomo proteso in avanti ha un anticipo, un vantaggio sul male».

La speranza bussa alle nostre porte…, ma dal di fuori! C’è qualcuno che osa toccare le nostre tristi porte, dure e stagionate di paura e lontananza dall’altro… Chi bussa è capace di rivestirci di futuro, gravido di un domani che viene messo nei pugni chiusi delle nostre mani…, che si aprono all’altro, perché aperte all’Alto!
Per questo occorre compiere tre gesti:
«Porre segni di discontinuità.
Osare immaginarci diversi.
Coltivare una cultura della prospettiva».

Ma cosa anticipa il futuro, senza alienarci dal presente? Il perdono!
Rispetto al male compiuto è solo il futuro che purifica la memoria, non il passato. «Per raggiungere la purificazione profonda occorre raggiungere una verginità della memoria, e questa viene a noi quando volgiamo l’orecchio del cuore alla voce del futuro, non alla voce del peccato di ieri: “Se uno è in Cristo è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17). Il futuro porta con sé l’innocenza e la dona (la verginità non si conserva, si riconquista; l’innocenza non si mantiene, si accoglie, sempre ridonata)».

Il peccato, il male commesso, non va dunque affrontato dalla prospettiva del passato, dalla cultura dell’espiazione, ma dal futuro che purifica, da una “smemoratezza” del peccato che apre al cambiamento. Come ha fatto Gesù con la donna adultera: «Vai e d’ora in avanti non peccare più». «Perché perdona Dio? Perché è buono, misericordioso, paziente, benigno? Tutto questo va bene, ma è ancora poco, in fondo anche un uomo potrebbe arrivarci.
Dio perdona per un atto di fede in me e di speranza nel mio futuro. Dio perdona perché scommette sul futuro, sul “d’ora in avanti”. Perché per Lui il bene vale più del male. Non solo: il bene possibile di domani è più importante del male reale di ieri». Tutto ciò dischiude all’intelligenza dei nostri cuori un inedito volto di Dio!
«Dell’uomo Dio ricorda solo il bene, e le lacrime. Una volta perdonato, il male non esiste più, in nessun luogo, neppure nella Sua memoria. Abbiamo un’idea immorale di Dio se pensiamo che i suoi archivi siano pieni di peccati. Pronti per essere tirati fuori nell’ultimo giorno».
Sono invece pieni di lacrime, come dice il salmo: “Le mie lacrime nell’otre tuo raccogli”.
Immensi archivi di lacrime, raccolte una ad una, sono i tesori di Dio. E una domanda sola, l’ultima: “Mi vuoi bene?”
La preghiera che rivolgiamo a Dio dobbiamo rivolgerla alla nostra coscienza: non ricordare più il male che hai commesso!
Dimentica il tuo peccato. Concentrati sul futuro che ti chiama. Sul bene possibile domani».
La promessa di Gesù di un futuro nuovo, è la certezza di un futuro possibile…, certo è fatica, ma è con fatica, con sforzo, che l’impossibile può diventare realtà.
“Finché c’è fatica c’è speranza”: «Se vedi uno che fatica puoi stare certo che dietro ci sono sogni e speranze. Se qualcosa ti costa fatica, non fuggire: è segno che coltivi progetti, un minimo Eden che merita il tuo impegno» (don Milani).
“Se uno non si aspetta l’impossibile, non lo raggiungerà mai” (Eraclito), chi non osa il futuro non vedrà mai la potenza redentrice di Dio, che convoca l’uomo alla sua Pace!