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lunedì 13 febbraio 2012

Il secolo xvi, tempo di conversione personale: Gaetano Thiene.


Una Chiesa “pura” e una Chiesa “impura”.

 
La Chiesa del xvi secolo, sollecitata dalle grandi mutazioni politiche, economiche e culturali, affronta con incertezza i primi decenni del secolo della modernità, che muove i suoi primi passi con inedita celerità, quella stessa rapidità che ebbe la diffusione del libro a stampa e il rapido diffondersi delle idee e dei testi dei vari e diversi predicatori. Divulgatori di una Riforma che assume via via toni ora ascetico-politici di stampo quasi Calvinista (Savonarola); ora toni spiritualistici, facendo ricorso all’esperienza francescana di stampo duo-trecentesca, ma non priva di spunti di modernità sociale, capaci di un’analisi innovativa e decisamente moderna (Bernardino da Siena e la sua opera Sui contratti e l’usura). Non mancarono, ancora, i toni di coloro che, nella ricerca di una presunta immacolatezza ontogenetica della Chiesa, alla quale fare ritorno, affidarono il senso e le ragioni di una ricerca di Rinnovamento al districarsi tra le tante tradizioni, liturgie, ammennicoli, gesti, reliquie, retaggio della lunga epoca medievale, che ora finiva il suo corso (Lutero).
Tutti i diversi cammini avevano il medesimo desiderio, comporre un (nuovo) coro, limpido e cristallino, di cantori delle fede. Tutte queste persone si riconoscevano come investite del compito di rievangelizzare, “diffondendo il buon profumo di Cristo” e insegnando “l’alfabeto di Cristo”.
Nel cammino di approfondimento di taluni non mancò l’indagine (forse esasperata) sulle “origini” del fenomeno cristiano, per la quale il Rinascimento e l’umanesimo avevano dato una prima (ottima) mano; ma alcuni finirono per inseguire – oltre alle origini – una mitica “età dell’oro” della Chiesa. Una Chiesa (pura) prima della Chiesa attuale, vista come impura, in cattività, prigioniera del papato, usurpatore e anticristo.
Per tutti rinnovamento equivaleva a rifarsi ai “tempi della giovinezza” della Chiesa, alla Chiesa di Palestina, alla Chiesa degli Atti degli Apostoli.
Era quasi uno schema dirimente, una intentio ad excludendum, un metodo di discernimento: chi cerca (e segue) le origini della Chiesa e chi cerca la (sola) tradizione. Gli uni si rifacevano al Vangelo, sottraendo agli altri il diritto del Vangelo, descrivendoli discepoli del Papa e delle tradizioni romane. Gli altri offrivano una visione più costituita e materiale della Chiesa; non siamo lontani dalla Chiesa di S. Roberto Bellarmino “la Chiesa di Cristo è una società così visibile e organizzata come furono al loro tempo l’impero romano, la repubblica di Venezia o il regno di Francia!”. Il tutto condito con abbondanti dosi di autoreferenzialità per tutte le parti in causa, e ciò che doveva stare assieme fu innaturalmente diviso e contrapposto!
Il Vangelo pareva essere esclusivo appannaggio di coloro che favoleggiavano questo ritorno alle origini, quasi dimenticando oltre mille anni di storia e di vita, che avevano di fatto creato un tesoro immenso di insegnamenti e di comprensione del dato rivelato. Un tesoro che non poteva esser taciuto né tantomeno buttato via. Di contro, altri difendevano strenuamente il dato della Tradizione, e lo comprendevano quale vera ricchezza! Tale patrimonio, la Tradizione vivente della Chiesa, non poteva esser inteso come antitesi al Vangelo, ma – anzi – la Tradizione era “la mano che aveva scritto, conservato e passato il Vangelo alle generazioni future”. In tale contesto storico non vi fu la volontà di comprendere le ragioni gli uni degli altri, e non piccola fu l’ombra del potere politico che, nella frattura del mondo cattolico, vedeva spiragli di nuovi equilibri.
Entrambe le parti sono da biasimare! I due orientamenti (volendo semplificare le tante e varie diversità in una semplice e qui necessaria distinzione dicotomatica), che da sempre si confrontavano attraverso le varie scuole teologiche, gli Ordini e le Università, su tutti quegli aspetti e questioni del Credo ancora aperti, lì dove non c’era ancora il dato dogmatico (Trento, poi, provvide su quasi tutto), di fatto passarono dal raffronto allo scontro e dallo scontro alla reciproca riprovazione ed esclusione: ognuno diceva di sé vera Chiesa e l’altro era indicato e relegato a essere figlio del Diavolo!
La divisione che si venne a creare fu tremenda, e non si riuscì più a tenere il discorso teologico ed ecclesiologico in una possibile visione ellittica (i due fuochi, le due realtà che “stanno insieme e cadono insieme”); ci si abbarbicò sulle posizioni proprie, si escluse l’altra parte, l’altro sentire, il diverso declinare la fede e la spiritualità. Si etichettò come nemica/avversaria la parte diversa/avversa, e la ricerca della Verità, della Dottrina e delle Origini, in vista di un ritorno al Vangelo, per una Riforma che si affermasse come una conversione universale dei battezzati, fu la miccia che bruciò l’Europa, e creò lutti e stragi innumerevoli.
Molti toni, molte note, per quella che sarà la grande strada della Riforma, nei suoi momenti esaltanti e tremendi; le sue luci e le tante tenebre, ciò che seppe costruire e ciò che distrusse! In realtà (su molte questioni) si dicevano le stesse cose, ma con sensibilità e accentuazioni diverse; forse mancò a entrambi le parti quello che auspicavano: la conversione al Vangelo. Ne erano divenuti predicatori e non (mai) cantori innamorati!
In questo contesto si pone la figura di Gaetano Thiene, a cavaliere tra ’400 e ’500, come uomo dalla forte radice medievale e dalla nuova sensibilità portata dal Rinascimento. Uomo di studi umanistici eppur consapevole che non è l’uomo il centro del mondo… Non incantato dal fluire sottile e sciolto del cantore Erasmo, né chiuso dagli studi giuridici. Gaetano fu uomo intriso di spiritualità incarnata, la sua carità sapeva di carne, nell’assistenza agli ammalati presso gli ospedali dove prestava il suo servizio. Uomo di preghiera, perché uomo dello stupore: Santa Maria gli aveva messo tra le braccia, “senza cuore”, il Bambino Gesù. Uomo di fiducia, non gli era mancato mai nulla: neppure quando le soldataglie lanzichenecche lo catturarono, lo imprigionarono, lo malmenarono, lo torturarono. Gaetano sperimenta la liberazione senza avere raccomandazioni nascoste, ma la Provvidenza, all’ora puntuale della salvezza, esalta se stessa!
Nel contesto del suo tempo, delle lotte e delle divisioni di quanti vogliono la conversione… degli altri, Gaetano Thiene scelse il cammino umile e nascosto della sua personale vicinanza a Cristo, apprezzato tra la povera gente, solo nelle città segnate dalla peste, dal bisogno.
Gaetano ode assordante la voce di Gesù che lo chiama a seguirlo nel servizio e nella relazione profonda, che è fiducia e certezza della Provvidenza. Questa fu la scoperta di Gaetano, questo fu il suo ardito desiderio, il suo coraggio: dire a Dio, se non mi dai il fuoco non mi hai dato nulla!!

sabato 28 gennaio 2012

PER RICORDARE

PER SAPERE

PER VIGILARE

PER SCOPRIRE.

OGNI INFERNO

IN TERRA

NASCE

DALLA DISTRAZIONE DELLE COSCIENZE

DALLA DISTRAZIONE DELLE LEGGI

DAL MASSACRO DEL DIRITTO

(Mariano)

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=_M3dpL4nj3Q


lunedì 2 gennaio 2012


Per il nuovo anno, Dio ti benedica!

Ti auguro doni semplici,
magari una risata…, serena, che ricrei amicizia o la consolidi… 
e spero che l’abbiano tutti! 

Ti auguro di accorgerti del tempo…, sai quello che passa, che è unico, identico e pur sempre mutevole. 
Se lo impiegherai bene, potrai restituirlo carico di te! 

Ti auguro ti spendere bene le tue possibilità 
non solo per te stesso, ma soprattutto per gli altri: tu sei solo, gli altri sono milioni! 

Ti auguro di avere obiettivi per cui valga la pena rischiare la vita e mai la morte! 

Ti auguro senso ed orizzonte, saranno un ottimo cuscino per il tuo riposo, una buona uniforme per le tue lotte! 
ti auguro tempo perché tu possa pattinare. 
tempo per leggere, per ascoltare Mozart…
tempo per guardare ed accorgerti della gente. 
Ti auguro un orologio con il tempo del tuo cuore… che sappia lasciar cadere il tempo inutile del rancore…

Ti auguro tempo per passeggiare nella natura... 

Ti auguro di vivere il tempo nel tempo reale della tua storia, senza attendere un domani… migliore: oggi è la vita, oggi possiamo ricominciare! 
Non rimandare a domani quello che ieri hai rimandato ad oggi. 

Ti auguro tempo per amare le cose piccole ed umili. 
Ti auguro tempo per la misericordia perché ci sia tempo per perdonare e perdonarsi. 
Ti auguro di accogliere, di accorgenti, del tempo,
di capire che Dio ci sta dando, di  nuova, ancora, una altra possibilità!

La vita è adesso; adesso accoglila, adesso esaltala. Dio ti benedica!! 

                                                                                                                                                                    Mariano

venerdì 2 dicembre 2011


LA MEMORIA… UN BUON MOTIVO PER ESSERE MERIDIONALISTI!

Cari amici,
alcuni potrebbero credere che il mio interesse, come quello di tanti come me, per il Sud e la nostra storia passata e futura, sia dettato da nostalgie…, dal desiderio di disseppellire i morti e prendere le bandiere e le vesti dei cadaveri, per dar loro nuova vita, finta vita. Non è così! Sarebbe un errore, è un orrore!!
Personalmente, e tanti con me, il mio interesse non è alla storia del passato, alla storia, di ieri. Non sono interessata al passato: ho sete di futuro!
Ma non c’è futuro! Se non un eterno presente di miseria morale e sociale, politica ed economica. Miseria vestita di assistenzialismo e lavori pubblici,  spartizioni e di falsi storici, atti a sfiancare il Sud di Italia, che non “dovrà mai più rialzarsi!”
Allora noi Insorgiamo! Insorgiamo contro le rese a mani alte; contro chi vorrebbe – e ben è riuscito con molti sprovveduti – a farci vergognare della nostra storia, di ieri, e – oggi - ci accusa di essere fannulloni, caotici, principianti, inconcludenti.

Vedete, nessun popolo che ha costruito il suo passato (e il suo futuro), la sua civiltà, sull’acqua, e da quell’abbeveraggio ha alimentato campagne e culture, commercio e scambi…; nessun popolo che trae ricchezza e sviluppo da un fiume, non ne cerca le fonti, l’origine… fosse anche per lo stupore di conoscere la genesi… di tutto! E penso all’Eufrate, al Tevere e alle civiltà si di esse nate. Penso al Nilo, di cui nel “corpo di Napoli” c’è una raffigurazione ellenistica, e alla civiltà millenaria di Egitto.
Ecco, cercare le sorgenti, questo è anche il Meridionalismo. Non è recriminazione di un passato e basta; è conoscenza, è domanda, è stupore di capacità di un popolo non annesso di costruirsi il proprio presente, di progettare il futuro. Ed ecco i primati del popolo Napolitano!

E’ questo che fa un meridionalista!! Cerca la genesi, le cause, di ciò che vive, di ciò che vuole cambiare o conservare o migliorare.

Ma per fare questo bisogna uscire da non pochi stereotipi, frutto di una “cultura politica”, che ci narra di negri-fatti-per-lavorare; bianchi-atti-al-comando; donne-non-buone-a-nulla; gli-stranieri-tutti-delinquenti; sicilia=mafia; Nord=lavoratori; Svizzeri=precisi- ordinati; Napoli=pizza-e-mandolini; Tedeschi=disciplinati… Italiani=bravagente!

Un meridionalista prima di festeggiare i 150 anni di annessione, si chiede perché accadde che uno Stato sovrano e libero, indipendente ed autonomo fu invaso e violentemente stretto ad un altro, con il quale non condivideva nulla! Il Piemonte non unì, ma conquisto il Sud! E questo Pese è restato un doppio paese!!
Un meridionalista si chiede – si deve chiedere - perché se il Sud era arretrato aveva università, scuole, ospedali, commercio, industrie, oro, era lo stato più ricco di Italia…, fu soccorso da oscuri salvatori: di chi e da che?
Se il Sud Italia era così mal messo, come mai ci sono voluti anni di guerre e di stragi; leggi speciali, occupazioni militari, stragi di stampo nazifascista?

L’annessione ha creato l’emigrazione; ha cancellato lo Stato e ha affidato alla criminalità il territorio.
Mi viene il sospetto che il sistema stalinista di criminalizzare l’avversario era già in uso da Cavour e Co!

Se il Piemonte, i cui atti parlamentari erano in lingua francese, era così alto in grado…morale, perché mentre si parlava di federalismo, di eliminazioni dei dazi doganali, mettono i piedi sul tavolo? I Piemontesi non conoscono onore e creanza, produce, con gli Inglesi, il mito di uno Stato che è la negazione di Dio.
Affermeranno Dio le stragi di Pontelandolfo e Casalduni? E chi era quella bella personcina di Cialdini: «Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra.»
E Cosa c’èra e cosa accade a Pietrarsa?
Sono l’affermazione della giustizia degli uomini e di Dio la fortezza di Finestrelle?
Danno gloria alla giustizia il saccheggio del Banco di Sicilia e di Napoli?
E Bronte? Chi la ricorda?


Ma voi che leggete, voi che sorridete, voi che pensate che si stiano inseguendo fantasmi…, conoscete i luoghi e cosa videro le località di cui vi scrivo?

Conoscete Mongiana? La terza regione più ricca di Europa!


Un meridionalista non cerca scuse, cerca il futuro, l’indipendenza per una nuova Italia!
E mentre, in questo effluvio di bandiere e fanfare stanche e senza passione per 150 di annessione, qualcuno parla di “Una Italia unica e indivisibile”, io vedo il futuro solo in una Italia molteplice e unita!  



domenica 13 novembre 2011