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lunedì 6 settembre 2010

PARTITO DEL SUD - Blog: Far West all’italiana

PARTITO DEL SUD - Blog: Far West all’italiana: "di Claudio MessoraAngelo Vassallo, sindaco di Pollica, in provincia di Salerno, è stato assassinato. A colpi di pistola. Come nella più bie..."

domenica 5 settembre 2010

Silenzio! Dio e lo spazio dell'anima.

Se parlo con taluni di calcio, politica, vino ed affini... il discorso può prolungarsi di ore..., intorno al nulla!
Se parlo dei giorni, che paiono proprio finire, giorno dopo giorno..., a questa costatazione, vera e ineluttabile, il discorso di fa breve.
Se parlo di quanto Dio ci abbia rivelato, la nostra fine nel fine eterno di Lui..., il discorso si fa muto e termina!
Quanto non pertinente pudore in tutto ciò!
Dio, il nostro destino, l'eternità, il nostro io profondo, sono oggetto di silenzio più che di necessario incontro e reciproco conforto e sostegno.
Allora, io voglio parlare di Dio..., anzi di noi, degli uomini..., cioè di uno di noi, Maria di Nazareth.
Da subito dico che non è necessario cucire addosso a Maria chi sa che paroloni o che encomi…; fotografiamo i fatti: promessa sposa, avviata ad un suo progetto…, sovverte tutta la sua vita, le sue attese, di donna e di credente, e si mette nelle mani di Dio, sottoponendosi agli sguardi e ai giudizi degli uomini… per amore di Dio.
Ella, proprio perché seppe vivere il suo personale martirio, sotto la Croce, ebbe il mandato da Gesù, il nostro Maestro, ad essere madre… non nella carne, ma nel cuore, di tutti noi…, per il solo fatto che ci riconosciamo discepoli, amici, fratelli di Gesù.
Ecco perché Maria non è lontana dalla nostra vicenda di uomini e di credenti!
Tutto ciò la Chiesa non l’ha mai dimenticato di dirlo, di proporlo e di esaltarlo..., e questo -di per sè- è un miracolo!!
Infatti, se guardo la storia della Chiesa, vedo che, nel corso dei secoli e delle vicende, alcuni aspetti e dimensioni siano andati, anche se per brevi momenti, come in oblio, si siano eclissati. Invece, la figura -bella e grande, forte e affascinate- di questa donna è sempre stata grandemente amata e indicata.
Perché?
Perché veramente Maria è stata da Dio voluta grande, grandissima..., "Tutte le generazioni mi chiameranno beata".
Perché Maria è l’umanità che ha detto sì, e con quel sì l’amicizia di Dio con gli uomini, interrotta con il primo no dei nostri progenitori, ha ripreso il suo corso glorioso e bello!
Maria è l’umanità che, ricollocata nel giardino di Dio, Gesù, non ha avuto la pretesa di brillare di luce propria, come i nostri progenitori, ma ha scelto la luce di Dio, ha detto sì alla proposta inaudita e sovversiva dell’angelo!
Maria, con la sua fedeltà a Gesù, l’ha sostenuto sulla croce, ha alleviato –condividendone una parte- il dolore dell’abbandono…; e mentre i chiodi lo trafiggevano e lo inchiodavano, Maria, fedele fino alla Desolazione, lo sosteneva sulla croce per l’amore: veramente lei è stata come zeppa (di carne) infilata a terra, per sostenere e tenere dritto l’asse della croce!
Ella è la prima di noi, perché è stata la prima tra noi a darsi anima e corpo all’irruzione di Dio nel suo mondo, nella sua casa, nelle sue cose.
Ma se Maria è la prima, se lei è l’Immacolata per Grazia, è anche vero che ella non è una immacolata eccezione: la creazione è buona, il peccato è l’eccezione! La grazia è la norma, è nell’ordine della creazione… e tutti, in Cristo, siamo chiamati ad essere santi ed immacolati.




Maria,
sorella nostra
discepola di Gesù
creata madre dei figlio di Dio
sostegno e forza di Gesù nell’oscura ora della Croce
sostieni ed accompagna il nostro cammino verso Lui!

giovedì 2 settembre 2010

Parola di Vita (Settembre)

Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette" (Mt 18,22)



Gesù con queste sue parole risponde a Pietro che, dopo aver ascoltato cose meravigliose dalla sua bocca, gli ha posto questa domanda: "Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? fino a sette volte?". E Gesù: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette". Pietro, probabilmente, sotto l'influenza della predicazione del Maestro, aveva pensato di lanciarsi, buono e generoso com'era, nella sua nuova linea, facendo qualcosa di eccezionale: arrivando a perdonare fino a sette volte. […] Ma Gesù rispondendo: "…fino a settanta volte sette", dice che per lui il perdono deve essere illimitato: occorre perdonare sempre.



"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".



Questa Parola fa ricordare il canto biblico di Lamech, un discendente di Adamo: "Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette" . Così inizia il dilagare dell'odio nei rapporti fra gli uomini del mondo: ingrossa come un fiume in piena. A questo dilagare del male, Gesù oppone il perdono senza limite, incondizionato, capace di rompere il cerchio della violenza. Il perdono è l'unica soluzione per arginare il disordine e aprire all'umanità un futuro che non sia l'autodistruzione.



"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".



Perdonare. Perdonare sempre. Il perdono non è dimenticanza che spesso significa non voler guardare in faccia la realtà. Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura del più forte che l'ha commesso. Il perdono non consiste nell'affermare senza importanza ciò che è grave, o bene ciò che è male. Il perdono non è indifferenza. Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che consiste nell'accogliere il fratello e la sorella così com'è, nonostante il male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri difetti. Il perdono consiste nel non rispondere all'offesa con l'offesa, ma nel fare quanto Paolo dice: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male" . Il perdono consiste nell'aprire a chi ti fa del torto la possibilità d'un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di ricominciare la vita, d'aver un avvenire in cui il male non abbia l'ultima parola.



"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".



Come si farà allora a vivere questa Parola? Pietro aveva chiesto a Gesù: "Quante volte dovrò perdonare a mio fratello?". E Gesù, rispondendo, aveva di mira, dunque, soprattutto i rapporti fra cristiani, fra membri della stessa comunità. E' dunque prima di tutto con gli altri fratelli e sorelle nella fede che bisogna comportarsi così: in famiglia, sul lavoro, a scuola o nella comunità di cui si fa parte. Sappiamo quanto spesso si vuole compensare con un atto, con una parola corrispondente, l'offesa subita. Si sa come per diversità di carattere, o per nervosismo, o per altre cause, le mancanze di amore sono frequenti fra persone che vivono insieme. Ebbene, occorre ricordare che solo un atteggiamento di perdono, sempre rinnovato, può mantenere la pace e l'unità tra fratelli. Ci sarà sempre la tendenza a pensare ai difetti delle sorelle e dei fratelli, a ricordarsi del loro passato, a volerli diversi da come sono… Occorre far l'abitudine a vederli con occhio nuovo e nuovi loro stessi, accettandoli sempre, subito e fino in fondo, anche se non si pentono. Si dirà: "Ma ciò è difficile". Si capisce. Ma qui è il bello del cristianesimo. Non per nulla siamo alla sequela di Cristo che, sulla croce, ha chiesto perdono al Padre per coloro che gli avevano dato la morte, ed è risorto. Coraggio. Iniziamo una vita così, che ci assicura una pace mai provata e tanta gioia sconosciuta.



Chiara Lubich 

martedì 31 agosto 2010

L'inesistenza di una etica laica

"L'etica laica è fondata sull'utilità. Essere etici conviene, è utile. Conviene all'intera umanità, e quindi anche a ogni singolo individuo.Eppure quel singolo individuo potrebbe chiedersi: “Per quale motivo non dovrei agire direttamente per la mia utilità, per il mio interesse personale, anche se in contrasto con l'interesse dell'umanità?”

Un'etica che si fonda sull'utilità è la negazione di se stessa. Semplicemente non esiste. Il laicismo, da sempre, maschera il proprio vuoto morale con un moralismo ipocrita, che si vanta di non avere certezze se non quella di essere onesto. Un moralismo che assume di volta in volta le forme dell'ambientalismo, del pacifismo o del giustizialismo, e che per convincere se stesso e gli altri di esistere ha bisogno di condannare. E di usare violenza.

La morale, quella vera, non si nutre di condanne, ma della Misericordia e dell'Amore di un Padre, se non ci fosse il quale non potremmo mai essere, come siamo, fratelli" (Giorgio Roversi).