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giovedì 10 giugno 2010

ALLA FINE VIENE L'INIZIO!

In queste sere, “frate asino” mi ha svegliato varie volte e ho dovuto un po’ vegliare qualche malanno… passeggero. In queste veglie è normale per me pregare Maria, amica del cuore, amica di sempre. E mi ritrovo a pregare in modo particolare per la stanchezza dei buoni…, ché il loro dolore, la loro spossatezza, arriva alle orecchie del mio servizio di parroco. Magari in alcuni la stanchezza è dettata anche dal lungo servizio che in questi mesi ha svolto ed offerto.
Al termine di quest’anno sociale 2009/10, non voglio volgere lo sguardo indietro, a quanto fatto e a quello che potevamo fare… meglio!

Di solito, in questo mese di giugno, le parrocchie vanno a terminare le loro attività, e i campi scuola o i campi scout segnano la chiusura delle attività, in vista della ripresa settembrina.
Confesso che avrei voluto, al termine della scuola, per i giovanissimi un’opportunità inedita, ma pare che, per ora, non si riesca…, quest’anno; ma l’anno prossimo –Deo adiuvante- dovremo fare, dovremo essere più vicini ai giovanissimi; questi restano la parte più fragile e meno seguita della nostra comunità. Dai giovani tutti abbiamo attese, ma è difficile che ci attardiamo con loro e per loro…, magari solo per fargli capire, vedere, che li si vuole bene!! Il servizio Scout e l’animazione e la formazione di Azione Cattolica hanno dato vita a tanta presenza, a tanta fraternità!

Come dicevo all’inizio, non voglio guardare al passato, piuttosto muovermi più il là, dove è il futuro, cercare la soglia della speranza ed abitare la fiducia.

Molte cose abbiamo ancora da fare e da essere! Da dove cominciamo?
Io punto sulla scelta di essere ancora, e meglio –se sia possibile-, vicino; con meno pretese, meno durezza e più gioia, più fraternità, con coloro con i quali sono a spezzare il medesimo pane della fede, della speranza, della lode.
Poi, dobbiamo metterci anche a fare, dobbiamo continuare le nostre attività.
In primis, la Catechesi, il servizio cioè della fede trasmessa e testimoniata, con la Parola, la Liturgia, la Tradizione, il Magistero.
Poi, la Carità, cioè l’attenzione a quanti tra noi richiedono una mano, di un ascolto, di un vestito, di sostegno.
Non potrà mancare l’animazione sociale, attraverso la cultura, i mezzi di comunicazione, la scelta di servizio sociale e politico, per il territorio e l’ambiante, perché ci sia una vera ecologia della persona per e nella natura.

Un ringraziamento a Dio, e ai tanti che danno una mano, per il servizio delle docce, per i Centro Ascolto, la Caritas, il Consultorio medico, ecc.: quanto ancora, in futuro, potremo ancora fare!

Ma cosa faremo domani? Non lo so. Domani la Provvidenza ci precederà, e –domani- faremo il bene di domani! Oggi ci tocca avere in cuore tanta gratitudine per il tanto bene che si è fatto: i catechisti hanno accompagnato ragazzi e giovanissimi all’Eucarestia e alla Cresima. Alcune famiglie hanno dato corpo al gruppo delle Famiglie in Coro; molti giovani universitari hanno offerto tanto del loro tempo al camminino Scout, non pochi, il sabato, erano a servire poveri e ammalati; questo e tanto altro si è fatto, non cercando mai la spettacolarizzazione o le luci della ribalta, ma sotto gli occhi di Dio, per amore suo, con la forza della sua chiamata a servire lui negli altri.
Molti abbiamo sperimentato che servire Dio è un onore!

L’anno prossimo la Provvidenza già mostra alla nostra comunità parrocchiale alcune linee di orientamento:
• Cercheremo di mettere su un oratorio… più stabile. Chi si sente disponibile si faccia già avanti!
• Metteremo su una ludoteca per bambini dai sei mesi ai cinque anni.
• Vorremmo potenziare il sistema di ausilio per i poveri, aumentando le riserve di cibo da distribuire loro.
• Convocare altri al servizio.
• Creare un Consiglio di Comunità Pastorale.
• Potenziale il consultorio medico per i poveri.
• Aumentare la raccolta dei tappi per la Tanzania.
• Aumentare la raccolta dei cellulari rotti, per l’operazione Magis pro Africa.

Queste sono le linee del fatto e del fare, frutto di quanto Dio mettere nei cuori e nelle intelligenze della nostra comunità cattolica di San Gaetano, invocato “Padre di Provvidenza”. Andiamo a chiudere le attività dell’anno nella serenità che il bene è tanto, il bene è forte, e Dio è sempre all’opera, e sempre suscita cuori ed intelligenze perché cresca e si affermi la fraternità universale. In tale opera siamo tutti chiamati…, anche ora che tutto va a fermarsi, a riposarsi…, perché alla fine si va sempre a ricominciare!

Mariano

sabato 5 giugno 2010

Il male di Giobbe giunge sino al '900 di Philippe Nemo

Se il Libro di Giobbe figura nella Bibbia, è perché mette in scena un dialogo memorabile con Dio che costituisce un ulteriore avanzamento della Rivelazione. Esso affina e precisa l’idea di Dio, la de-paganizza, la libera della concezione meccanica del Dio-Giustiziere. Rivela l’"umanità" di Dio e delinea in anticipo la figura di Cristo. Dio vi si scopre infatti come un essere libero e che ci vuole liberi, quindi "debole" in questo senso e desideroso di assumere questa debolezza. Permette la prova del male estremo, per farci scoprire la legge dell’amore e per persuaderci del nostro destino sovrannaturale. Ho già studiato in altra sede questa dimensione teologica del libro . Ora, vorrei analizzarne un altro aspetto, cioè che la prova salutare inviata a Giobbe è una malattia.

Giobbe è «colpito da una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo» (2, 7). È senza dubbio una lebbra, poiché è costretto ad abbandonare la città, a recarsi in un posto isolato, «nella cenere», dove si gratta con un coccio. La malattia lo consuma, decompone il suo corpo sotto i suoi occhi. Non è previsto alcun rimedio umano a questo male. La malattia è ritenuta incurabile. Essa è l’equivalente dei nostri cancro, Aids, sclerosi a placche, ecc., in fase terminale. La morte appare ineluttabile. L’epilogo ci dice che la situazione di Giobbe verrà ripristinata, che avrà nuovi figli, nuove greggi, e che vivrà ancora centoquarant’anni, il che suppone che egli avrà recuperato la salute (42, 10-17). Ma si tratta di resti di un apologo orientale edificante estraneo al proposito principale. Nei dialoghi che costituiscono il corpo del libro, non si prende in considerazione la guarigione, ma, ed è ben diverso, una redenzione («So che il mio vendicatore è vivo; […] [e che] vedrò Dio», 19, 25-26). Giobbe sarà forse resuscitato; ma, sulla terra, non sarà guarito, e lo sa.

Sappiamo che la malattia è spesso all’origine della fede o è una causa di approfondimento decisivo della fede, perfino di vocazioni religiose o profetiche. Anche la vecchiaia può essere occasione di un ritorno a una fede dimenticata, quando le scadenze fatali si avvicinano. L’ateismo moderno prende questi fatti a pretesto, per sostenere che la fede è solo un’illusione prodotta dalla debolezza umana. Ora, poiché molti uomini non sono deboli e attraversano la vita senza subire prove maggiori, il passaggio attraverso la fede non avrebbe nulla di necessario e la problematica religiosa potrebbe e dovrebbe essere esclusa dall’agenda intellettuale dell’umanità. Questa argomentazione dell’ateismo si è nutrita in modo singolare, negli ultimi due secoli, dei successi spettacolari della medicina, che hanno fatto credere a molti che fossero vicini i tempi in cui, con la guarigione quasi di tutti i mali, Dio sarebbe sparito definitivamente dall’orizzonte.

Ora, il Libro di Giobbe rifiuta da subito questa idea. Esso ci obbliga a pensare che sia la vita "normale" a essere un’illusione, un divertissement nel senso di Pascal, e che la malattia, ricoprendo il ruolo di rivelatore, abbia un insostituibile valore di verità. Infatti, dall’analisi della sua malattia e dai fallimenti delle tecniche umane per prevenirla o guarirla, Giobbe trae la convinzione che la malattia non è un caso, ma, in un certo senso, la norma segreta della vita, l’elemento nel quale vive in permanenza il mondo, e che Dio stesso, lungi dall’aver la serenità che l’idolatria gli attribuisce, non ne è affatto esente.

Quel che emerge dalle straordinarie descrizioni dei capitoli 12, 21 o 24 è che il mondo è malato. Sulla Terra, nulla funziona. Invece di esistere un ordine, una Legge turbati soltanto a titolo eccezionale da qualche peccatore smarrito che basterebbe richiamare all’ordine, il mondo va, in sostanza, di traverso. I cattivi prosperano e primeggiano, i giusti sono indigenti, nudi, sfruttati, i bambini innocenti muoiono senza motivo, i paesi sono governati da folli. Il discorso rassicurante degli amici è quindi menzognero, come tutta la teodicea. Questo può essere trasposto in epoca moderna, in cui il discorso della scienza e della tecnica ha sostituito la " tecnica religiosa" con tre amici: neppure la scienza spiega tutto, la tecnica medica non guarisce tutto, il suo scacco è tanto più chiaro che, siccome guarisce di fatto molte malattie, la sua impotenza a guarirne alcune è più evidente e fatale.

Ma, d’altra parte, anche Dio non sta bene ! Giobbe ne ha l’intuizione intima. Comprende che Dio ha creato l’uomo per amore, ma l’amore è ferita e malattia, come viene detto nel Cantico dei Cantici. E quindi se si prende sul serio l’idea che Dio crei per amore, occorre concludere che Dio è ferito e malato. Poiché non vuole essere amato per forza, dal momento che l’amore ha senso solo nella libertà reciproca, Dio ha bisogno che la sua creatura sia libera ed egli la crea tale. La malattia di Giobbe avrà avuto come frutto questa visione mistica originale e grandiosa che sarà sostituita e sviluppata da tutta la tradizione cristiana. Anche san Paolo porrà come tesi che la creazione è sostanzialmente imperfetta: «Tutta la creazione geme fino a oggi nelle doglie del parto» (Rm 8, 22-23). Sant’Agostino dirà che l’uomo non può raggiungere la serenità, che è un «cuore privo di quiete» (De civ. Dei, XIX, 26), e che sarà così fino a quando Dio e l’uomo non avranno combattuto insieme il male fino alla vittoria finale e fatto trionfare definitivamente l’amore.

Questa verità avrebbe potuto essere raggiunta dalla semplice riflessione astratta ? Certamente no. L’alterazione drammatica della personalità antropologica, sociale o psicologica di Giobbe ha avuto come effetto di lasciar sussistere in lui solo il suo animo, cioè l’unica istanza suscettibile di decisione morale e di speranza escatologica. La malattia ha fatto passare Giobbe in una specie di fuoco che ha bruciato in lui tutto ciò che non era essenziale.

sabato 22 maggio 2010

Una Comunità di persone...

Saranno sempre fisiologiche e naturali all’interno di una Comunità le diversità. E per questo dovranno e saranno comprese…; anche i contrasti e le opinioni che creano confronto, discussione.

Ma sarà sempre sbaglia e deleterio’atteggiamento non sereno ma astioso e aggressivo di chi trova ogni occasione per esaltare solo il peccato nella Chiesa, e per vivere in essa incupito e distante…, come se veramente nella Chiesa la povertà degli uomini fossero più grandi e vaste della potenza dello Spirito e delle promesse del Risorto, che ha vinto la morte.

Non sarà mai occasione di crescita il soffermarsi sui residui di morte anziché vedere e godere i segni ovunque diffusi della Resurrezione!

lunedì 3 maggio 2010

Il Comunismo

Il Comunismo null'altro è,in pratica, se non l'applicazione ,metodica ed eficace al massimo, di una teoria per l'affermazione e l'assoggettamento (ad opera di una minoranza, anche infima di numero, ma fanatica, disciplinata, intelligentemente organizzata e diretta) di masse disorganizzate ed inerti, di ceti e gruppi abulici, facilmente influenzabili, moralmente depressi o spiritualmente sottosviluppati.
(Richard V.ALLEN)

giovedì 29 aprile 2010

VENTIQUATTRO DOMANDE E VENTIQUATTRO RISPOSTE

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.

(Madre Teresa di Calcutta)

venerdì 16 aprile 2010

Tu es Petrus!

Con Pietro, sempre.

Non sto con il Papa perché Cattolico, ma sono Cattolico perché seguo il Papa!



Carissimi,

mi permetto dire, poco, su quanto si sta dicendo introno alla Chiesa e dare la mia opinione.

Trattasi d’informazioni raccolte e accatastate con il solo intento di creare disorientamento, scoraggiamento ed abbandono della Chiesa, da parte di gruppi di potere, che -se possibile dire- sono strumenti eletti del Diavolo. Questi signori non hanno a cuore la vita, la bellezza, la natura (sono anzi per una vita deresponsabilizzata, e fanno proprio lo stile dei libertini del ‘700!). Accusano prima le persone responsabili di azioni riprovevoli, per poi passare alla Chiesa ed arrivare al Papa…, dopo di che tutto va a pezzi!!



Non seguiteli: essi sono lupi vestiti come agnelli!!





Si tenta di creare, amplificando fatti reali ed esagerandone il numero attraverso statistiche folkloriche, nonché “scoprendo” e presentando come “nuovi” avvenimenti in realtà già noti e risalenti nel tempo, il “panico morale”, creando ad arte un allarme sociale.

Menti rozze ma determinate vogliono creare un clima di avvelenato, per presentarsi come salvatori della patria morale!!





Vi giro un po’ di materiale, perché è formidabile il tentativo di intaccare la Storia della Chiesa!



Leggete qua sotto:

“Ci sono casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più parlare di casi individuali ma di una crisi morale collettiva che forse la storia culturale dell’umanità non ha mai conosciuto in una dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e religiosi sono rei confessi. Non c’è dubbio che le migliaia di casi venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola frazione dell’ammontare autentico, dal momento che molti molestatori sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia”



Chi scrive tutto cio?







PENSACI…









PENSACI…







PENSACI BENE…!





Un editoriale del New York Times del 2010?

No:

E’un discorso del 28 maggio 1937 di Joseph Goebbels (1897-1945), ministro della propaganda del Terzo Reich!!!



Sì, hai capito bene!!

Prima di scatenare le violenze sul mondo… scatenano la loro rabbia sulla Chiesa, per metterla a tacere!!! (Occupiamo le prime pagine dei giornali… e la gente penserà che tutto il male è lì; anzi, che il male è la Chiesa!!!)





Questo discorso, di grande risonanza internazionale, si situa al culmine di una campagna lanciata dal regime nazista per screditare la Chiesa Cattolica coinvolgendola in uno scandalo di preti pedofili. 276 religiosi e 49 sacerdoti secolari sono arrestati nel 1937. Gli arresti si susseguono in tutte le diocesi tedesche, in modo da tenere gli scandali sempre sulla prima pagina dei giornali.

Il 10 marzo 1937 con l’enciclica Mit brennender Sorge papa Pio XI (1857-1939) condanna l’ideologia nazista. Alla fine dello stesso mese il Ministero della Propaganda guidato da Goebbels lancia la campagna contro gli abusi sessuali dei sacerdoti. La programmazione e la gestione di questa campagna è nota grazie a documenti la cui storia è all’altezza dei migliori romanzi di spionaggio. Nel 1937 il capo del servizio di controspionaggio militare tedesco è l’ammiraglio Wilhelm Canaris (1887-1945). È diventato gradualmente antinazista e sta maturando le convinzioni che lo porteranno a organizzare il fallito attentato a Hitler del 1944, in seguito al quale sarà impiccato nel 1945. Canaris disapprova le manovre di Goebbels contro la Chiesa e incarica l’avvocato cattolico Josef Müller (1878-1979) di portare a Roma una serie di documenti segretissimi sul tema. A diverse riprese Müller – prima di essere arrestato e internato nel campo di sterminio di Dachau, cui sopravvivrà diventando nel dopoguerra ministro della giustizia della Baviera – porta i documenti segreti a Pio XII (1876-1958), che chiede alla Compagnia di Gesù di studiarli.

Con l’approvazione della segreteria di Stato le indagini sul complotto nazista contro la Chiesa sono affidate al gesuita tedesco Walter Mariaux (1894-1963), che dopo avere animato in Germania l’organizzazione antinazista Pauluskreis è stato prudentemente inviato come missionario in Brasile e in Argentina. Qui come dirigente della Congregazione Mariana esercita la sua influenza su tutta una generazione di laici cattolici, tra cui il noto pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), che frequenta un suo gruppo a San Paolo. Mariaux pubblica nel 1940 a Londra in inglese e nel 1941 a Buenos Aires in spagnolo, con lo pseudonimo di “Testis Fidelis”, due volumi sulla persecuzione anti-cattolica nel Terzo Reich: oltre settecento pagine di documenti commentati, che suscitano una grande emozione in tutto il mondo.

L’espressione “panico morale” è stata coniata dai sociologi solo negli anni 1970 per identificare un allarme sociale creato ad arte amplificando fatti reali ed esagerandone il numero attraverso statistiche folkloriche, nonché “scoprendo” e presentando come “nuovi” avvenimenti in realtà già noti e risalenti nel tempo. Alla base ci sono eventi reali, ma è il loro numero che è sistematicamente distorto. Anche senza avere a disposizione la sociologia moderna, Goebbels risponde all’enciclica Mit brennender Sorge nel 1937 con un’operazione da manuale di creazione di un panico morale.

Come sempre nei panici morali, i fatti non sono totalmente inventati. Prima dell’enciclica vi erano stati in Germania alcuni casi di abusi su minori. Lo stesso Mariaux considera colpevoli un religioso di una scuola di Bad Reichenall, un professore laico, un giardiniere e un bidello condannati nel 1936, rilevando però che la sanzione decisa dal Ministero della Pubblica Istruzione della Baviera – la revoca dell’autorizzazione a gestire istituti scolastici a quattro ordini religiosi – è del tutto sproporzionata e si collega alla volontà del regime di stroncare le scuole cattoliche. Anche sul caso di alcuni francescani di Waldbreitbach, in Renania, Mariaux rimane aperto all’ipotesi di una colpevolezza degli accusati, benché storici successivi non abbiano escluso una montatura nazista.

I casi – pochissimi ma reali – avevano determinato una fermissima reazione dell’episcopato. Il 2 giugno 1936 il vescovo di Münster, il beato Clemens August von Galen (1878-1946) – l’anima della resistenza cattolica al nazismo, beatificato nel 2005 da Benedetto XVI – fa leggere nelle Messe domenicali una dichiarazione dove esprime “il dolore e la tristezza” per gli “abominevoli delitti” che “coprono d’ignominia la nostra Santa Chiesa”. Il 20 agosto 1936 dopo i fatti di Waldbreitbach l’episcopato tedesco pubblica una lettera pastorale collettiva nella quale “condanna severamente” i responsabili e sottolinea la collaborazione della Chiesa con i tribunali dello Stato. Alla fine del 1936 le severe misure prese – a fronte di pochissimi casi, alcuni dei quali dubbi – dai vescovi tedeschi sembrano avere risolto i problemi reali. Sommessamente, i vescovi fanno anche rilevare che fra i maestri delle scuole di Stato e nella stessa organizzazione giovanile del regime, la Hitlerjugend, i casi di condanne per abusi sessuali sono molto più numerosi che nel clero cattolico.

È l’enciclica contro il nazismo di Pio XI che determina la grande campagna del 1937. Mariaux lo prova pubblicando istruzioni dettagliatissime inviate da Goebbels pochi giorni dopo la pubblicazione della Mit brennender Sorge alla GESTAPO, la polizia politica del Terzo Reich, e soprattutto ai giornalisti, invitati a “riscoprire” i casi giudicati nel 1936, e anche episodi più antichi, riproponendoli costantemente all’opinione pubblica. Alla GESTAPO Goebbels ordina di trovare comunque testimoni che accusino un certo numero di sacerdoti, minacciandoli di arresto immediato se non collaborano, anche quando si tratta di bambini. La frase proverbiale “c’è un giudice a Berlino”, che nella tradizione tedesca indica una fiducia nell’indipendenza della magistratura dai potenti di turno, vale però – entro certi limiti – perfino nel Terzo Reich. Dei 325 sacerdoti e religiosi arrestati dopo l’enciclica solo 21 sono condannati. È pressoché certo che fra questi ci siano degli innocenti calunniati. Quasi tutti finiranno nei campi di sterminio, dove molti moriranno.
Il tentativo di squalificare la Chiesa Cattolica su scala internazionale tramite le accuse di imm
oralità e pedofilia ai sacerdoti, invece, non riuscirà. Grazie al coraggio di Canaris e dei suoi amici e alla persistenza del gesuita detective Mariaux la verità verrà fuori già durante la guerra. La perfidia della campagna di Goebbels susciterà più indignazione dell’eventuale colpevolezza di alcuni religiosi. Il padre di tutti i panici morali in materia di preti pedofili scoppierà in mano agli stessi propagandisti del nazismo che avevano cercato di organizzarlo.











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Per finire, dai giornali di queste ore…



- “Anche per il Papa, come per Gesù, il Sinedrio è sempre convocato e il Tribunale siede in permanenza. Tutti l’abbiamo giudicato, una, due, tante volte: tutti ci crediamo in diritto di giudicarlo. Se un giorno gli uomini gli andassero incontro da ogni strada cantando gli ‘osanna’, quel giorno il Papa non sarebbe più il Papa, cioè colui che tiene il posto di due Crocifissi: di cui uno col capo in giù, perché non si credeva degno di essere equiparato al Maestro”. (Primo Mazzolari).



- Cosa pensa delle cronache di questi giorni? «Sinceramente? Che mi sembra una montagna di chiacchiere. Mentre i veri problemi sono la povertà che aumenta mentre cresce a dismisura la vergognosa ricchezza dei pochi. Di questo si deve parlare».

E la sua opinione generale sulla Chiesa attuale? «Ma sì, ci sono alcune mele marce. Però ho conosciuto anche tante, tantissime anime generose. Una tra tutte, Don Milani. Personaggio straordinario, buono, gentile e intelligente. Ammetteva anche le sue debolezze. Detestava diventar calvo». Lei pensa che la Chiesa cattolica resisterà a tutto questo scandalo? «Oh che domande. Ma certo. Un' istituzione che ha resistito all' urto del signor Martin Lutero, resisterà anche adesso». (Intervista del Corriere della Sera all'attore Paolo Poli)



· «Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto. E dichiararsi non è pettegolezzo. E’ carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito».

Ma ha contato molto per me anche il pessimismo di Sergio Quinzio, ho amato i libri del cardinal Martini, e sono stato discepolo del vescovo di Molfetta, il mio vescovo, Tonino Bello». «Ho parlato della mia omosessualità con molti preti, con uomini e anche con donne di Chiesa — racconta Vendola —. Non mi sono mai sentito rifiutato. Sono state anzi interlocuzioni belle, profonde. La Chiesa è un universo ricchissimo e complicato, non riducibile a nessuna delle categorie politiche che usa la cronaca. Nella Chiesa ci sono molte sensibilità, molte cose; e qualcuna crea dolore e tristezza, quando evoca stereotipi pseudomorali che non hanno solo l’effetto di indicare identità ideologiche, ma anche di ferire la vita delle persone». (Intervista del Corriere della Sera a Nichi Vendola)

venerdì 19 marzo 2010

Lettera aperta al "Corriere della Sera" sulla campagna mediatica contro il Papa in tema di preti pedofili (di Marcello Pera. )

Caro Direttore,

La questione dei sacerdoti pedofili o omosessuali scoppiata da ultimo in Germania ha come bersaglio il Papa. Si commetterebbe però un grave errore se si pensasse che il colpo non andrà a segno data l'enormità temeraria dell'impresa. E si commetterebbe un errore ancora più grave se si ritenesse che la questione finalmente si chiuderà presto come tante simili. Non è cosí.

È in corso una guerra. Non propriamente contro la persona del Papa, perchè, su questo terreno, essa è impossibile. Benedetto XVI è reso inespugnabile dalla sua immagine, la sua serenità, la sua limpidezza, fermezza e dottrina. Basta il suo sorriso mite per sbaragliare un esercito di avversari. No, la guerra è fra il laicismo e il cristianesimo. I laicisti sanno bene che, se uno schizzo di fango arrivasse sulla tonaca bianca, verrebbe sporcata la Chiesa, e se fosse sporcata la Chiesa allora lo sarebbe anche la religione cristiana. Per questo i laicisti accompagnano la loro campagna con domande del tipo "chi porterà più i nostri figli in Chiesa?", oppure "chi manderà più i nostri ragazzi in una scuola cattolica?", oppure ancora "chi farà curare i nostri piccoli in un ospedale o una clinica cattolica?".

Qualche giorno fa una laicista si è lasciata sfuggire l'intenzione. Ha scritto: "l'entità della diffusione dell'abuso sessuale su bambini da parte di sacerdoti mina la stessa legittimazione della Chiesa cattolica come garante della educazione dei più piccoli". Non importa che questa sentenza sia senza prove, perchè viene accuratamente nascosta "l'entità della diffusione": un per cento di sacerdoti pedofili? dieci per cento? tutti? Non importa neppure che la sentenza sia priva di logica: basterebbe sostituire "sacerdoti" con "maestri" o con "politici" o con "giornalisti" per "minare la legittimazione" della scuola pubblica, dei parlamenti o della stampa. Ciò che importa è l'insinuazione, anche a spese della grossolanità dell'argomento: i preti sono pedofili, dunque la Chiesa non ha autorità morale, dunque l'educazione cattolica è pericolosa, dunque il cristianesimo è un inganno e un pericolo.

Questa guerra del laicismo contro il cristianesimo è campale. Si deve portare la memoria al nazismo e al comunismo per trovarne una simile. Cambiano i mezzi, ma il fine è lo stesso: oggi come ieri, ciò che si vuole è la distruzione della religione. Allora l'Europa pagò a questa furia distruttrice il prezzo della propria libertà. à incredibile che soprattutto la Germania, mentre si batte continuamente il petto per la memoria di quel prezzo che essa inflisse a tutta l'Europa, oggi, che è tornata democratica, se ne dimentichi e non capisca che la stessa democrazia sarebbe perduta se il cristianesimo venisse ancora cancellato. La distruzione della religione comportò allora la distruzione della ragione. Oggi non comporterà il trionfo della ragion laica, ma un'altra barbarie.

Sul piano etico, è la barbarie di chi uccide un feto perchè la sua vita nuocerebbe alla "salute psichica" della madre. Di chi dice che un embrione è un "grumo di cellule" buono per esperimenti. Di chi ammazza un vecchio perchè non ha più una famiglia che se ne curi. Di chi affretta la fine di un figlio perchè non è più cosciente ed è incurabile. Di chi pensa che "genitore A" e "genitore B" sia lo stesso che "padre" e "madre". Di chi ritiene che la fede sia come il coccige, un organo che non partecipa più all'evoluzione perchè l'uomo non ha più bisogno della coda e sta eretto da solo. E cosí via.

Oppure, per considerare il lato politico della guerra dei laicisti al cristianesimo, la barbarie sarà la distruzione dell'Europa. Perchè, abbattuto il cristianesimo, resterà il multiculturalismo, che ritiene che ciascun gruppo ha diritto alla propria cultura. Il relativismo, che pensa che ogni cultura sia buona quanto qualunque altra. Il pacifismo che nega che il male esiste. Oppure resterà quell'europeismo retorico e irresponsabile che dice che l'Europa non deve avere una propria specifica identità, ma essere il contenitore di tutte le identità. Salvo poi ricredersi e andare nella cattedrale di Strasburgo a dire: "ora abbiamo bisogno dell'anima cristiana dell'Europa".

Questa guerra al cristianesimo non sarebbe cosí pericolosa se i cristiani la capissero. Invece, all'incomprensione partecipano molti di loro. Sono quei teologi frustrati dalla supremazia intellettuale di Benedetto XVI. Quei vescovi incerti che ritengono che venire a compromesso con la modernità sia il modo migliore per aggiornare il messaggio cristiano. Quei cardinali in crisi di fede che cominciano a insinuare che il celibato dei sacerdoti non è un dogma e che forse sarebbe meglio ripensarlo. Quegli intellettuali cattolici felpati che pensano che esista una questione femminile dentro la Chiesa e un non risolto problema fra cristianesimo e sessualità. Quelle conferenze episcopali che sbagliano l'ordine del giorno e, mentre auspicano la politica delle frontiere aperte a tutti, non hanno il coraggio di denunciare le aggressioni che i cristiani subiscono e l'umiliazione che sono costretti a provare dall'essere tutti, indiscriminatamente, portati sul banco degli imputati. Oppure quei cancellieri venuti dall'Est che esibiscono un bel ministro degli esteri omosessuale mentre attaccano il Papa su ogni argomento etico, o quelli nati nell'Ovest, i quali pensano che l'Occidente deve essere laico, cioè anticristiano.

La guerra dei laicisti continuerà, se non altro perchè un Papa come Benedetto XVI che sorride ma non arretra di un millimetro la alimenta. Ma se si capisce perchè non si sposta, allora si prende la situazione in mano e non si aspetta il prossimo colpo. Chi si limita soltanto a solidarizzare con lui o è uno entrato nell'orto degli ulivi di notte e di nascosto oppure è uno che non ha capito perchè ci sta.